Un mese e mezzo fa Riccardo Coppini parlava di un possibile “grosso dramma per Siena”. Oggi il presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena si prepara a proporre l’adesione della Fondazione stessa all’Opas di Intesa Sanpaolo. Due posizioni che pongono una domanda, su tutte: che cosa è cambiato? A dire il vero di domande ce ne sarebbero anche altre ma proviamo intanto a riflettere sulla prima.
Il 2 settembre, durante il Consiglio comunale straordinario dedicato al futuro di Montepaschi, Coppini aveva espresso preoccupazione per gli effetti di un eventuale ridimensionamento sull’economia cittadina.
“Sarebbe veramente un grosso dramma per Siena e per la sua gente, per il suo popolo, di cui io per primo faccio parte”, dichiarò davanti all’assemblea.
Il timore riguardava soprattutto l’occupazione e l’indotto. “L’altra cosa che a me preoccupa particolarmente, e che preoccupa particolarmente la Fondazione, sono le ripercussioni sul territorio”, spiegò, richiamando i numeri dei lavoratori coinvolti direttamente e delle attività economiche legate alla banca.
“Si sente parlare, e credo che siano reali, di cifre che, con l’indotto, si tratta comunque di numeri che avrebbero un impatto veramente importante”.
Quali elementi non erano ancora emersi allora? E quali informazioni, invece, sono state acquisite nel frattempo?
In quella stessa occasione Coppini motivò il silenzio mantenuto fino ad allora dalla Fondazione: “La Fondazione non ha parlato per una scelta di cui mi assumo tutte le responsabilità”. La situazione, disse, non era ancora abbastanza chiara e l’ente aveva preferito evitare dichiarazioni premature.
Che cosa ha reso oggi il quadro più chiaro? Le analisi tecniche hanno modificato la valutazione dell’operazione? Oppure è cambiato il modo di considerare il ruolo della Fondazione?
Coppini riconobbe anche il ruolo ormai marginale della Fondazione nell’azionariato di Mps, dopo la progressiva riduzione della partecipazione: “Noi assistiamo più che poter essere protagonisti di quanto sta avvenendo”.
Da una parte, dunque, la consapevolezza di non poter determinare il futuro della banca. Dall’altra, la preoccupazione per le conseguenze che quel futuro potrebbe avere su Siena. Come si conciliano oggi queste due posizioni?
Ribadì tuttavia la continuità dell’impegno dell’ente: “La Fondazione c’è. La Fondazione è la Fondazione Monte dei Paschi di Siena e rimarrà Fondazione Monte dei Paschi di Siena”.
Riferì inoltre di aver incontrato l’amministratore delegato Luigi Lovaglio e assicurò che la Fondazione seguiva la situazione con l’obiettivo che “finisca bene per Siena, per il suo territorio, per le sue Contrade, per la città”.
Ma che cosa significa, concretamente, “finisca bene” per Siena? Significa preservare l’autonomia di Mps? Mantenere le funzioni direzionali? Difendere i livelli occupazionali? Oppure garantire alla Fondazione un ruolo e risorse sufficienti per continuare a sostenere il territorio?
Dopo le analisi tecniche richieste e il passaggio nella Deputazione di Indirizzo, il quadro è cambiato. Coppini ha annunciato che il 23 ottobre proporrà alla Deputazione Amministratrice una valutazione positiva dell’Opas di Intesa Sanpaolo e l’adesione all’offerta.
Secondo la comunicazione della Fondazione, l’operazione avrebbe valore per l’ente sia come azionista sia come punto di riferimento del territorio senese. Il presidente ritiene inoltre che Intesa possa svolgere un ruolo significativo per l’economia e la società locale, anche alla luce dello storico rapporto tra il gruppo bancario e le sue fondazioni azioniste.
Questa è la posizione della Fondazione. Ma quali sono le condizioni che la rendono compatibile con le preoccupazioni espresse il 2 settembre?
La decisione non è ancora definitiva: la proposta dovrà essere esaminata dalla Deputazione Amministratrice. Il passaggio del 23 ottobre potrà quindi chiarire se l’adesione sarà accompagnata da richieste precise o da impegni vincolanti.
Nel comunicato, però, non vengono indicati impegni specifici di Intesa sul mantenimento delle funzioni direzionali, sull’occupazione o sulla presenza della banca nel territorio senese.
È questo il punto sul quale emergono le posizioni differenti. Coppini aveva parlato del rischio di un “grosso dramma per Siena” in caso di ridimensionamento della banca. Ora considera positivamente un’operazione che potrebbe modificare il ruolo di Mps e il suo rapporto con il territorio.
Quali garanzie sono state offerte? Sono state richieste? E, soprattutto, sono sufficienti a escludere quel ridimensionamento che a settembre veniva indicato come una minaccia per Siena?
Il 23 ottobre arriverà il passaggio formale. Resta da capire se la nuova posizione della Fondazione rappresenti un cambio di valutazione sull’Opas, una scelta obbligata dal suo ruolo ormai marginale nell’azionariato o la convinzione che l’accordo con Intesa possa tutelare meglio gli interessi del territorio.
E resta da chiarire come possano convivere le due affermazioni: il timore che il ridimensionamento di Mps sia un “grosso dramma per Siena” e la valutazione positiva dell’offerta che potrebbe accompagnarlo.
Infine, l’altra domanda: dal silenzio assoluto a un’uscita incomprensibile come quella di oggi. Esiste ancora, da qualche parte, la giusta misura che restituisce un’immagine di dignità a Siena, alla Banca, alla Fondazione e anche a una politica che da un giorno all’altro si piega senza fare un verso alla potenza di fuoco del colosso? Esiste ancora una politica capace di non applaudire a caso le nuove nomine (che spesso, arrivate altrettanto a caso, poi si svelano inadeguate) e di sostenere la cosa pubblica mantenendo almeno la dignità? Perché di sforzi sono stati fatti tanti e oggi sono stati buttati via.
Il ritratto di questo 17 ottobre ci offre quindi una risposta negativa.
Questo giorno fa vergognare quanti nei secoli hanno costruito una città grandiosa, che oggi si limita a sopravvivere come un Barnum.
Katiuscia Vaselli