Siena prova ad arrivare prima delle crisi: nasce il Patto per il lavoro. Mps primo banco di prova
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Non aspettare che un’azienda chiuda i cancelli per accorgersi che la crisi è arrivata. Il territorio prova a cambiare metodo e a giocare d’anticipo. È questo il cuore dell’“Accordo per il rilancio del territorio di Siena”, sottoscritto questa mattina e destinato a mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, sindacati, categorie economiche e mondo universitario. E il primo banco di prova sarà uno dei dossier più delicati del momento: il futuro di Monte dei Paschi.
Il protocollo, promosso e coordinato da Provincia di Siena e Regione Toscana, raccoglie il percorso avviato da Cgil, Cisl e Uil e coinvolge Camera di Commercio, Fondazione Mps, Università degli Studi, Università per Stranieri e associazioni datoriali e di categoria, con l’apertura a tutti i Comuni della provincia.
L’obiettivo è trasformare quello che fino a oggi accadeva quando una vertenza era già esplosa in un metodo permanente di lavoro. La Provincia convocherà e presiederà un Tavolo di coordinamento e una cabina di regia. Si partirà dalla mappatura delle situazioni a rischio per arrivare alla ricerca di nuovi investitori, alla reindustrializzazione dei siti in difficoltà, alla formazione e riqualificazione dei lavoratori e a una pianificazione comune su infrastrutture, energia e sviluppo.
Due le prime mosse annunciate dalla presidente della Provincia Agnese Carletti: l’avvio del nuovo Piano strategico di sviluppo del territorio senese e la convocazione di un tavolo monotematico su Monte dei Paschi, credito e occupazione.
“L’attività istituzionale compatta che abbiamo fatto in questo periodo sta costringendo tutti gli attori in campo a considerare questa operazione non solo come un’operazione economica”, ha spiegato Carletti. Sul futuro del Monte, la richiesta delle istituzioni resta quella di preservare sul territorio direzione, dipendenti, indotto e filiali, oltre a garantire l’accesso al credito alle piccole e medie imprese.
A spiegare perché il tema Mps vada ben oltre la partita finanziaria è anche il presidente della Camera di Commercio Arezzo-Siena, Massimo Guasconi. Il Monte, ha ricordato, è la prima azienda toscana per volumi e occupazione e il suo peso sull’economia locale non si esaurisce nei posti di lavoro diretti. La Camera di Commercio sta lavorando a una quantificazione dell’impatto sul territorio: secondo una prima valutazione, quello sul valore aggiunto e sul Pil “si avvicina molto alle due cifre”. Un dato che Guasconi non vuole ancora tradurre in una percentuale precisa e che dovrà essere verificato anche con Banca d’Italia.
Il Patto nasce del resto in un quadro che i sindacati descrivono come particolarmente pesante. Secondo Cgil, Cisl e Uil, tra il 2023 e il 2025 la provincia avrebbe perso circa 1.500 posti di lavoro, mentre le ore di cassa integrazione sono aumentate del 322%.
“La firma di oggi è un primo grande risultato che dimostra la capacità di questa comunità di voler fare sistema”, affermano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Siena, Alice D’Ercole, Riccardo Pucci e Sandro Santinami. Per i sindacati l’accordo nasce proprio dalla necessità di contrastare quella che definiscono una progressiva “desertificazione produttiva” e di intervenire prima che le difficoltà delle aziende si trasformino in emergenze occupazionali.
Il modello punta così a premiare gli investimenti capaci di produrre lavoro stabile e qualificato, favorire il recupero dei siti industriali e mettere in collegamento imprese in difficoltà con soggetti interessati a investire sul territorio.
Un cambio di approccio che il consigliere del presidente della Regione per le crisi aziendali, Valerio Fabiani, sintetizza nell’esperienza maturata con le vertenze degli ultimi anni: ciò che avviene quando una crisi esplode deve diventare “un metodo permanente di governo” del territorio.
E il caso Beko resta la ferita più evidente. “Bisogna accelerare – ha detto Fabiani parlando della reindustrializzazione – perché quella ferita è una ferita che continua a sanguinare”.