Dal Sangiovese all’acqua, Riccaboni: “Con il caldo record l’agricoltura deve cambiare passo”

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Il caldo non è più un’emergenza da aspettare e superare: rischia di essere la nuova normalità. E se cambia il clima, anche l’agricoltura senese deve cambiare passo. Dopo un’estate segnata da temperature eccezionalmente elevate, il professor Riccaboni guarda alle conseguenze che il cambiamento climatico può avere sulle produzioni agroalimentari e sulle eccellenze del territorio. La parola chiave, ormai, è adattamento.

“La premessa è che dobbiamo smettere di affrontare questi argomenti come se fossero delle emergenze”, spiega Riccaboni. Il progressivo innalzamento delle temperature, osserva, sta determinando condizioni sempre più difficili e il rischio è considerarle ancora episodi isolati. “C’è il rischio che questa sia la nuova normalità”, sottolinea.

Da qui la necessità di percorrere contemporaneamente due strade. Da una parte continuare a contrastare le cause del cambiamento climatico, riducendo le emissioni di gas climalteranti e l’impatto delle attività produttive sull’ambiente. Dall’altra prepararsi a convivere con condizioni diverse rispetto al passato.

“Dovremo adattarci a queste condizioni”, afferma Riccaboni, continuando allo stesso tempo “a cercare di mitigarne gli effetti”. Una trasformazione che investe direttamente anche Siena e la sua provincia. “Il nostro territorio, come tutti i territori, come tutti i sistemi agricoli, soffre e soffrirà di quello che sta avvenendo”. La questione diventa quindi capire come limitare queste sofferenze e rispondere alle nuove esigenze.

Una risposta arriva dalla ricerca. Riccaboni porta l’esempio di una delle produzioni simbolo del territorio senese: il vino. Gli studi stanno cercando di individuare portinnesti capaci di resistere meglio allo stress idrico, alla scarsità d’acqua e alle temperature elevate.

In questo campo Riccaboni richiama il lavoro del Santa Chiara Lab e del suo laboratorio di aeroponica, impegnato in studi sui portinnesti e in una collaborazione con una realtà vivaistica del Friuli Venezia Giulia. L’obiettivo è mettere a disposizione del mercato soluzioni capaci di offrire una maggiore resistenza alle nuove condizioni climatiche.

Il principio è chiaro: l’identità del vino senese non si tocca, ma si può intervenire sulla capacità della pianta di affrontare il nuovo clima.

“Noi non possiamo ovviamente cambiare il vitigno di riferimento, che è e sarà il Sangiovese, però possiamo cambiare il portinnesto”, spiega Riccaboni. Un esempio concreto di come ricerca e innovazione possano contribuire a proteggere una delle principali eccellenze del territorio.

Ma la partita non si gioca soltanto sulla vite. Un altro fronte riguarda il terreno e le tecniche di coltivazione. Secondo Riccaboni bisogna lavorare su pratiche agricole che permettano al suolo di sopportare meglio gli stress, aumentando per esempio la presenza di materia organica e recuperando forme di agricoltura capaci di avere un impatto minore sulla terra.

Ricerca e innovazione, però, non possono fare tutto da sole. Anche le istituzioni sono chiamate a intervenire, soprattutto su una risorsa destinata a diventare sempre più preziosa: l’acqua.

Riccaboni indica la necessità di investire negli invasi, in modo da raccogliere l’acqua, evitare di disperderla e renderla rapidamente disponibile agli agricoltori quando ne hanno bisogno. E porta un esempio già presente vicino al territorio senese: la diga di Montedoglio.

La grande infrastruttura sta mettendo a disposizione importanti quantità d’acqua e alcuni produttori della parte sud-est della provincia hanno già iniziato, secondo Riccaboni, a sfruttare questa opportunità. La sfida è riuscire a valorizzare pienamente investimenti realizzati nel corso dei decenni.

“Dobbiamo passare da una logica di emergenza a una logica di adattamento”, ribadisce Riccaboni. Significa continuare a ridurre le emissioni, aiutare le aziende agricole a scegliere portinnesti più resistenti e resilienti, promuovere tecniche capaci di sopportare meglio stress idrico e temperature elevate e utilizzare le risorse disponibili, come quella rappresentata da Montedoglio.

Nel ragionamento entra infine un’immagine profondamente senese: il Buon Governo e il rapporto tra città e campagna. Riccaboni richiama l’affresco per ricordare quanto le attività urbane e quelle agricole siano legate tra loro. Una relazione che, di fronte al cambiamento climatico, diventa ancora più importante.

Chi vive in città, sostiene, deve avere un rapporto rispettoso con la campagna e l’attività degli agricoltori deve tornare al centro dell’attenzione. Questo significa comprenderne le esigenze, ma anche riconoscere il valore economico delle produzioni e “essere pronti anche a pagare il giusto”.

Dall’altra parte, la campagna deve essere capace di offrire i propri prodotti anche in maniera innovativa, intercettando le nuove esigenze dei consumatori. È proprio nel rapporto tra questi due mondi che Riccaboni vede una parte della risposta.

Un modello è rappresentato dal Siena Food Lab, attraverso il quale l’Università di Siena, grazie alla Fondazione Monte dei Paschi, punta a mettere in relazione laboratori, innovatori e mondo agricolo.

Perché di fronte a un clima che cambia, conclude Riccaboni, nessuno può pensare di trovare la soluzione da solo: “sempre di più bisogna lavorare tutti quanti insieme perché solo insieme si può dare una risposta che se non è sistemica non può essere efficace”.

MC