“La Ue deve seguire Draghi mentre gli Usa si ritirano dalla globalizzazione”: all’Università la lezione del Nobel per l’economia
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“Il modello cinese crollerà”. Ma anche: “Gli Stati Uniti si stanno ritirando dalla globalizzazione”. E ancora: “Il colonialismo non se n’è mai davvero andato”. È una lettura senza sconti degli equilibri mondiali quella tracciata dal premio Nobel per l’Economia 2024 James A. Robinson, ospite oggi all’Università di Siena per la nona edizione della Hahn Lecture.
L’economista e politologo britannico, autore insieme a Daron Acemoglu del celebre saggio Why Nations Fail, ha affrontato a margine della lezione i grandi temi internazionali: guerre, globalizzazione, Cina, Europa, crisi delle democrazie occidentali e concentrazione del potere economico.
Secondo Robinson, gli Stati Uniti starebbero progressivamente cambiando strategia economica e geopolitica. “Dal punto di vista dell’economia mondiale è chiaro che gli Stati Uniti si stiano ritirando dalla globalizzazione”, ha spiegato, aggiungendo che anche una parte del Partito Democratico starebbe seguendo questa linea.
Nel suo ragionamento il Nobel ha collegato questa trasformazione a una lunga tradizione di interventismo americano. Robinson ha parlato delle guerre statunitensi come di “uno schema storico ricorrente”, sostenendo che Washington utilizzi il proprio potere come hanno sempre fatto le grandi potenze. Iraq, Afghanistan e altri interventi internazionali, secondo l’economista, rientrerebbero tutti nella stessa logica geopolitica.
Molto netta anche la riflessione sul colonialismo: “Non credo che il colonialismo se ne sia mai davvero andato”, ha affermato Robinson, spiegando come molti meccanismi di influenza economica e politica attuali ricordino dinamiche già viste nella storia del Novecento.
Il premio Nobel ha poi lanciato un allarme sulla fragilità delle istituzioni democratiche occidentali. Riprendendo uno dei concetti centrali di Why Nations Fail, Robinson ha ricordato come ogni Paese sia un equilibrio tra istituzioni “inclusive” e “estrattive”, avvertendo che oggi le istituzioni inclusive “siano chiaramente messe in discussione nel mondo occidentale in un modo che non si vedeva da decenni”.
Critiche anche all’Europa, giudicata lenta sul piano economico e tecnologico. Robinson ha parlato della necessità di maggiori investimenti nella difesa e di una nuova visione politica dell’Unione Europea. “Dove sono le grandi aziende tecnologiche europee? Dov’è l’innovazione?”, si è chiesto. Allo stesso tempo si è detto “relativamente ottimista” sul futuro dell’Europa, indicando nel Rapporto Draghi un possibile punto di partenza per rilanciare il continente.
Tra i passaggi più forti dell’incontro anche il giudizio sulla Cina e sulla leadership di Xi Jinping. Secondo Robinson il successo economico cinese si sarebbe basato su una fase di maggiore inclusione economica, mentre il crescente controllo politico imposto da Xi starebbe andando nella direzione opposta. “Non penso che la Cina abbia un modello sostenibile di crescita economica. Credo che alla fine tutto questo crollerà”, ha dichiarato.
Infine il Nobel ha paragonato l’attuale concentrazione di ricchezza nelle grandi aziende tecnologiche a una “seconda Gilded Age”, richiamando l’epoca dei grandi monopoli americani di fine Ottocento. “Abbiamo un enorme problema”, ha concluso, sottolineando l’assenza di una vera risposta politica al potere delle grandi piattaforme economiche e digitali.