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Non autosufficienza, SPI CGIL: “Il caso di Siena è la punta dell’iceberg. L’assistenza non deve gravare solo sulle famiglie”

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“Dopo aver pagato la RSA della moglie gli restano 132 euro per vivere”. La storia del pensionato senese Fabrizio Pinassi diventa un caso regionale e accende lo scontro sul futuro dell’assistenza agli anziani in Toscana. Lo SPI CGIL Toscana interviene con parole durissime e parla di “welfare che si sta sgretolando sulle spalle dei più deboli”, sostenendo che quella vissuta dalla famiglia Pinassi non sia un’eccezione, ma “la punta di un iceberg vastissimo e profondo”.
Il sindacato pensionati regionale esprime pieno sostegno alla battaglia avviata dallo SPI CGIL Siena dopo il caso dell’anziano che, una volta pagata la quota sociale della RSA per la moglie non autosufficiente, si ritrova praticamente senza risorse economiche sufficienti per vivere.
“Viviamo in un territorio che presenta uno dei tassi di invecchiamento più alti d’Italia”, sottolinea lo SPI Toscana. “Negli ultimi anni l’incrocio tra l’aumento delle rette, il mancato adeguamento delle pensioni, l’esplosione dei costi delle RSA e le lunghe liste d’attesa ha creato una miscela esplosiva che sta mettendo in ginocchio migliaia di famiglie”.
Nel mirino del sindacato finisce il sistema di compartecipazione alle rette delle residenze sanitarie assistenziali. Le quote complessive, tra parte sanitaria e quota sociale, arrivano ormai — secondo lo SPI — tra i 3.500 e i 4mila euro mensili, a fronte di pensioni medie che spesso non superano i 1.200-1.300 euro lordi.
“È inaccettabile che una vita di lavoro si concluda nel timore di non poter sopravvivere dignitosamente a causa della malattia di un coniuge”, afferma il sindacato regionale, che parla di una povertà crescente tra gli anziani, molti dei quali sarebbero ormai costretti a rinunciare alle cure o persino al riscaldamento domestico per sostenere le spese assistenziali.
Lo SPI CGIL Toscana chiede quindi la revisione dei regolamenti di compartecipazione, il potenziamento dell’assistenza domiciliare, lo sviluppo di soluzioni alternative alle RSA come co-housing e condomini solidali, oltre al rifinanziamento del Fondo per la non autosufficienza da parte di Regione e Governo.
“Il dolore di Fabrizio a Siena riflette lo sconforto di migliaia di anziani che si sentono abbandonati”, conclude il sindacato. “La riforma della non autosufficienza deve diventare una priorità assoluta. Non c’è più tempo da perdere”.