Per trentasei anni quel dipinto seicentesco attribuito a Domenico Manetti era rimasto lontano dalla sua chiesa, sparito nel nulla dopo un furto avvenuto nel cuore della campagna senese.
A riportarlo a casa, però, non è stata una perquisizione né un colpo di scena da film investigativo, ma il senso civico di un privato cittadino che, trovandosi davanti a quell’opera imponente e preziosa, ha deciso di fare la cosa più semplice e più rara: chiedere ai carabinieri di verificarne la provenienza.
Così stamani, nella chiesa della Compagnia dell’Immacolata Concezione di Ponte allo Spino, nel territorio di Sovicille, il “Cristo deposto dalla croce”, olio su tela del Seicento attribuito appunto a Domenico Manetti, è stato ufficialmente restituito alla comunità dai militari del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.
L’opera, alta quasi due metri e mezzo, era stata trafugata il 2 maggio 1990 insieme ad altre tele dell’oratorio. Per oltre tre decenni se ne erano perse le tracce. Fino alla scelta del privato cittadino che la deteneva.
“Colpito dalla sua bellezza e anche dalle dimensioni, ha deciso di rivolgersi al Comando per verificare la lecita provenienza dell’opera”, ha spiegato il maresciallo maggiore Lorenzo Maria Collamati, comandante in sede vacante del Nucleo TPC di Firenze.
Da lì è partita la verifica attraverso la banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti. “Siamo riusciti ad avere un match positivo con quest’opera che venne trafugata nel maggio del 1990. Dopo ben 36 anni siamo riusciti a recuperarla e a restituirla a questa comunità: è stata davvero una grande soddisfazione”, ha aggiunto Collamati.
Un dettaglio non secondario è che il dipinto fosse già inserito nei bollettini nazionali delle opere d’arte rubate pubblicati dall’Arma dei Carabinieri, uno strumento che ha consentito di collegare immediatamente l’opera al furto avvenuto a Ponte allo Spino.
Ma durante la restituzione, più ancora dell’indagine, è stato sottolineato il valore umano del gesto.
“Ancora una volta ci ritroviamo per la restituzione di un importantissimo pezzo del nostro patrimonio culturale grazie alla sensibilità di un privato cittadino”, ha detto don Enrico Grassini, direttore dell’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Siena. “Una volta avuta la consapevolezza che si trattasse di un’opera proveniente da un furto, ha voluto restituirla alla comunità civile e religiosa. Il primo grazie va davvero al senso civico di tanti privati cittadini grazie ai quali questo patrimonio torna a essere patrimonio di tutti”.
Don Grassini ha ricordato anche un episodio simile avvenuto nei mesi scorsi con alcune antiche carte recuperate a Colle Val d’Elsa. “Una ferita al patrimonio culturale è una ferita al patrimonio di tutti, perché la bellezza è il principale linguaggio anche per la pace”.
Grande emozione anche nelle parole del sindaco di Sovicille Giuseppe Gugliotti, che ha parlato di un’opera profondamente legata all’identità collettiva del territorio. “Quando viene trafugato un patrimonio prezioso viene colpita l’intera comunità. Non a caso lo chiamiamo patrimonio, perché è una ricchezza che viene tramandata di generazione in generazione”.
Il sindaco ha ricordato anche come il dipinto fosse nato grazie a una sorta di “concorso di popolo”: secondo i documenti storici, nel 1647 le famiglie della zona contribuirono economicamente alla realizzazione dell’opera per abbellire la chiesa della Compagnia.
“Quest’opera è un pezzo della nostra identità collettiva. Oggi ci state restituendo un pezzo della nostra storia”, ha concluso Gugliotti.
Il dipinto, attribuito a Domenico Manetti, esponente di spicco della scuola barocca senese del Seicento, raffigura il Cristo deposto dalla croce con la Vergine, San Giovanni Evangelista e Maria Maddalena. Secondo la documentazione storica conservata negli archivi, la commissione dell’opera risale al 1647 e fu completata l’anno successivo grazie alle offerte dei confratelli della Compagnia.
Marco Crimi