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IA e grandi dati per i vaccini del futuro: patto tra Biotecnopolo e Istituto italiano di tecnologia

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La ricerca del futuro passa da Siena e dalla potenza di calcolo dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Il Biotecnopolo ha annunciato una collaborazione strategica con l’IIT nel corso del seminario “Intelligenza artificiale e futuro della ricerca”, ospitato nel suo auditorium e inserito nel ciclo “Biotecnologie Made in Italy”.

Un accordo che guarda a un punto centrale. E a spiegarlo è stato il direttore generale del Biotecnopolo, Gianluca Polifrone, che ha coordinato l’incontro. “Chi fa ricerca è consapevole che la ricerca stessa non si fa più nei laboratori e basta. Bisogna avere grandi infrastrutture e grande disponibilità di dati”, ha sottolineato.

La collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia, in videocollegamento con il meeting senese era presente il direttore scientifico Giorgio Metta, nasce proprio da questa esigenza: mettere a disposizione capacità di calcolo, competenze tecnologiche e strumenti in grado di accelerare i tempi della ricerca.

“Attraverso algoritmi di intelligenza artificiale i nostri ricercatori sono in grado di azzerare i tempi rispetto al passato, quando si impiegavano dieci, quindici anni”, ha spiegato Polifrone. Per il direttore generale, l’obiettivo è anche collegare il Biotecnopolo, nuova realtà ancora in costruzione, alla rete delle eccellenze italiane. “Il meglio dell’infettivologia italiana deve mettersi in connessione”, ha aggiunto.

Il seminario ha avuto tra i protagonisti anche il premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi, intervenuto da remoto. Parisi ha indicato la necessità di costruire una vera infrastruttura pubblica europea dei dati biomedici, capace di standardizzare i formati, rendere interoperabili i sistemi e garantire una sovranità europea sui dati.

Nel suo intervento, Parisi ha richiamato il modello del Cern e l’esperienza dell’European vaccine ghub, coordinato proprio dalla Fondazione Biotecnopolo di Siena. Secondo il Nobel, anche le biotecnologie e l’intelligenza artificiale hanno bisogno di una visione condivisa: “non un laboratorio in più, ma un bene comune in più”.

A riportare il discorso dentro la storia scientifica senese è stato Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione. Rappuoli ha ricordato come Siena abbia anticipato l’uso dei dati nella ricerca già nel 2000, con il vaccino contro il meningococco B sviluppato insieme a Craig Venter, partendo dalla genomica e dalle informazioni contenute in un computer.

“Siamo stati i primi al mondo, in qualche modo, a utilizzare i big data per fare cose concrete”, ha detto Rappuoli. Da lì, ha spiegato, la ricerca è passata dalla reverse vaccinology 1.0 alla 2.0, fino alla reverse vaccinology 3.0, basata sulla predizione delle strutture degli antigeni e delle risposte immunitarie attraverso l’intelligenza artificiale.

Per lo scienziato, la direzione è chiara: “Ormai questo non si fa più da soli. Abbiamo bisogno di grandi macchine e di grandi capacità”.

Marco Crimi