Nicchio, la stalla con la “febbre a 48”: Galgani, Fattorini e Camarri si godono il Palio

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Altro che febbre da cavallo: nella stalla del Nicchio il termometro, almeno per scherzo, è arrivato a 48. Tiziano Galgani, Giovanni Fattorini e Francesco Camarri possono riderci sopra adesso, dopo sei giorni interminabili trascorsi accanto ad Anda e Bola e conclusi con il successo che la Contrada dei Pispini aspettava da 28 anni. Una vittoria arrivata al termine di un Palio anomalo, allungato dai due rinvii per maltempo e da oltre un’ora trascorsa tra i canapi.

«Sei giorni sono stati ovviamente impegnativi, perché il Palio ha i suoi ritmi e quando vengono sconvolti diventa tutto un po’ più difficile», racconta Galgani. A rendere tutto più semplice è stato però l’ambiente trovato nella Contrada: «Per il clima che c’era è stato tutto molto più facile».

Poi ci sono i due giovani della stalla. E Galgani, quando deve raccontarli, parte da Fattorini: «Giovanni è molto meticoloso. È scuola Milani, cura tutti i dettagli. Il cavallo lo conosce come… forse qualche parente lo conosce meno rispetto ad Anda e Bola». Su Camarri scherza, ma poi arriva la promozione: «È un bravo ragazzo, davvero. Ha ancora qualcosa da imparare, però ha tempo per migliorare».

Per Giovanni Fattorini il debutto nella stalla si è trasformato subito in qualcosa di difficilmente replicabile. «Non mi aspettavo niente. Continuo la mia vita da contradaiolo semplice. Ero tamburino di Piazza e la stalla è solo un tassello in più». Ma il destino gli ha messo davanti proprio il cavallo che avrebbe voluto più di ogni altro: «Anda e Bola è il mio cavallo del cuore della scuderia da sempre. Sono anni e anni che lo chiamo. Quando ce l’hanno assegnato è stata un’emozione fuori dal normale».

Anche Francesco Camarri non nasconde quanto ci sia ancora da imparare: «Da tutti e due ho molto da imparare, sia da Giovanni che da Tiziano. La routine, l’essere precisi: ho tutto da imparare». Quando dall’assegnazione è arrivato Anda e Bola, però, ogni ragionamento è saltato: «Nel momento in cui ce l’hanno assegnato non ho più ragionato. Ero veramente troppo contento».

Poi l’arrivo di Giovanni Atzeni detto Tittia. Galgani descrive così il lavoro con il fantino che ha conquistato il suo tredicesimo Palio: «Credo che in questo momento sia a un livello di perfezione. Mette pressione, sempre, però non lascia veramente niente al caso. Sa tutto in qualsiasi ambito riguardi il cavallo e le corse. È meticoloso e… è forte».

E alla fine si può scherzare anche sulla voce che aveva fatto il giro di Siena nei giorni del Palio: quella di una stalla alle prese con febbre e malanni. Alla domanda su quanto segnasse il termometro, Galgani non si tira indietro: «Penso 48».

Qualcuno lo incorona subito “appestatore della stalla”, lui si difende: «Io l’ho avuta dieci giorni prima». E dopo un Palio così, la conclusione viene quasi naturale: «Se con la febbre va così, bisognerebbe prenderla sempre».